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Kilkis
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mweqKilkis (mwegin greco Κιλκίςmwew?), è un mwfacomune della Grecia situato nella periferia della mwfqMacedonia Centrale (mwfgunità periferica di mwfwKilkis) con 54.750 abitanti secondo i dati del censimento mwga2001.cite-ref-1[1]

A seguito della riforma amministrativa detta mwhgProgramma Callicrate in vigore dal gennaio mwhw2011cite-ref-2[2] che ha abolito le prefetture e accorpato numerosi comuni, la superficie del comune è ora di 1.600mwja km² e la popolazione è passata da 24.812cite-ref-3[3] a 54.750 abitanti.

Contents

Storia
Note

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Geografia

Kilkis è situata nella Grecia settentrionale, nella regione storica della mwlaMacedonia. È situata a mwlq48 km a nord di mwlgSalonicco e mwlw30 km dalla mwmafrontiera con la Macedonia del Nord.

Storia

Nel medioevo la zona di Kilkis fu al lungo contesa tra i mwmwBizantini e i mwnaBulgari. Nel X secolo fu saccheggiata dall'esercito bulgaro e alcune famiglie fuggirono alla volta dell'Italia meridionale, dove fondarono il villaggio di mwnqGallicianò.

La prosperità della città terminò nel mwnw1430, quando Salonicco e l'intera Macedonia caddero sotto il dominio mwoaottomano. Nel XVIII secolo Kılkış era diventata poco più di un villaggio, abitato in prevalenza da mwoqBulgaricite-ref-4[4]. A partire dal mwpg1867 fu incluso all'interno del mwpwvilayet di Salonicco.

Alla fine dell'800, con l'esplosione dei vari nazionalismi nella regione, una parte degli abitanti della città sostenne le attività della mwqqVMRO filo-bulgara, mentre la minoranza ellenica, finanziò i gruppi paramilitari greci attivi nei dintorni tra il 1904 ed il 1908.

Durante la mwqwprima guerra balcanica Kılkış fu occupata dall'mwraesercito bulgaro e ribattezzata Кукуш (mwrqKukuš). Assieme alle truppe regolari di mwrgSofia giunse una banda paramilitare della VMRO che costrinse i notabili musulmani della città a pagare ingenti somme di denaro e cedere le proprie ricchezze per avere salva la vitacite-ref-ivetic-93-5-0[5]. Nei giorni seguenti un secondo gruppo di guerriglieri bulgari, ostili alla VMRO, occupò Kukuš e saccheggiò e incendiò le case dei musulmanicite-ref-ivetic-93-5-1[5]. Come testimoniato da una missione cattolica mwtwfrancese, gli uomini furono bruciati vivi dentro le moschee, mentre le donne e i bambini furono massacraticite-ref-ivetic-93-5-2[5]. Con lo scoppio della mwvaseconda guerra balcanica, fu occupata dalle mwvqtruppe elleniche il mwvg4 luglio mwvw1913 dopo una mwwasanguinosa battaglia che vide il completo annientamento dei Bulgari che lasciarono sul terreno oltre 4.000 morticite-ref-ivetic-130-6-0[6]. Una volta conquistata, i Greci la distrussero e la incendiaronocite-ref-archive-org-7-0[7]cite-ref-ivetic-136-8-0[8]. In aggiunta a ciò la popolazione bulgara o slavo-macedone, che costituiva la maggioranza dei circa 13.000 abitanticite-ref-archive-org-7-1[7], fu costretta ad abbandonare le proprie abitazioni ed espulsa. Kilkis, ormai ridotta ad un cumulo di rovine e svuotata della maggioranza dei suoi abitanti fu ripopolata dai rifugiati greci provenienti dai territori assegnati alla mwaqBulgaria dal mwagtrattato di Bucarest, in particolare dalla cittadina di mwawStrumicacite-ref-ivetic-137-9-0[9], situata nell'odierna Macedonia del Nord.

Durante la mwcqprima guerra mondiale la città si ritrovò nuovamente in prima linea, lungo il cosiddetto mwcgfronte di Salonicco.

Nella prima metà degli anni '20, dopo la mwdasconfitta greca contro i Turchi e mwdqla pace di Losanna, una nuova ondata di profughi ellenici, provenienti principalmente dalle zone dell'mwdgAsia Minore, del mwdwCaucaso e del mweamar Nero, s'insediò in città. La popolazione musulmana, sia di origine greca, che mweqalbanese, che mwegturca o bulgara fu costretta da lasciare Kilkis per la Turchia come previsto dagli mwewaccordi sottoscritto tra i due paesi.

Durante la mwfqseconda guerra mondiale Kilkis fu occupata dalle truppe tedesche sino al mwfg1943, anno in cui passò sotto l'amministrazione militare bulgara. Nel mwfw1944 vi fu combattuto uno scontro tra i partigiani dell'mwgaEAM e le mwgqmilizie collaborazioniste greche.

Cultura

• Museo archeologico di Kilkis
• Museo della guerra

Infrastrutture e trasporti

Ferrovie

Kilkis dispone di una stazione lungo la mwiqferrovia Salonicco-Alessandropoli.

Note

cite-note-11. mwkamwkqmwkgPopolazione comuni greci, su mwkwstatoids.com. mwlaURL consultato il 9 marzo 2011.
cite-note-22. mwmamwmqmwmgProgramma Callicrate (mwmwmwnaPDF), su mwnqkedke.gr. mwngURL consultato il 2 marzo 2011 mwnw(archiviato dall'mwoaurl originale il 12 luglio 2017).
cite-note-33. mwpamwpqmwpgCensimento 2001 (mwpwmwqaXLS), su mwqqypes.gr. mwqgURL consultato il 2 marzo 2011.
cite-note-44. Vacalopoulos, Apostolos. mwrgModern history of Macedonia (1830–1912), Salonicco, 1988, p. 61-62
cite-note-ivetic-93-55. mwtgmwtwIvetic,mwua p. 93.
cite-note-ivetic-130-66. mwvamwvqIvetic,mwvg p. 130.
cite-note-archive-org-77. mwxaRobarts - University of Toronto e Carnegie Endowment for International Peace. Division of Intercourse and Education, mwxqmwxgReport of the International Commission to Inquire into the Causes and Conduct of the Balkan War, Washington, D.C.mwxw : The Endowment, 1914. mwyaURL consultato il 12 giugno 2023.
cite-note-ivetic-136-88. mwzamwzqIvetic,mwzg p. 136.
cite-note-ivetic-137-99. mw0gmw0wIvetic,mw1a p. 137.

Bibliografia

• citerefiveticEgidio Ivetic, Le guerre balcaniche, il Mulino - Universale Paperbacks, 2006, ISBN 88-15-11373-8.

Altri progetti

Altri progetti

• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Kilkis

Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su e-kilkis.gr.